Post

Domenica 20 febbraio 2005 ore 8.30

Ho alzato la tapparella per incontrare il cielo. Era una tovaglia bianca. Poi, in trasversale, spinta dal vento, ho pensato iniziasse a piovere, invece a neve! Prima, piccoli sparsi coriandoli, poi, sempre più fitta. Il nespolo, ha rinserrato i rami, scoprendo larghi spazi, come una fronte stempiata. Fratello vento, intrecciandola nell'aria, la spinge in ogni direzione. Sono asciugate le collane di gocce di pioggia appese ai rami, ancora, ieri pomeriggio. Anche i ciclamini bianchi, rossi e viola fremono, sotto la spruzzata di neve, come me, come fosse anche per loro, la prima volta.

Giovedì 17 febbraio 2005

Oggi sono uscita alle 8. Come mi piace questo freddo, sano, che fa lacrimare gli occhi e il naso. Tre bambini delle elementari ciaccolano come rondini, salendo sull'auto che li porta a scuola. Spio le gemme delle piante spoglie, come l'amato spia l'amata, per la gioia di vedere spuntare le foglie. Tre lunghi gambi, due rose rosa ed una rossa, sul tavolino di onice verde, marmorizzato, vicino al divano di pelle nera, con cuscini, rossi e verdi. Ha allungato l'edera Il suo abbraccio al tronco. La riga in fiore, di primule e ciclamini, accende il grigio del marciapiede. Si è aperta la rosa rosa, sul tavolo, ed il bocciolo, che era un triangolo panciuto, macchiato di rosso, scoprendo i suoi pistilli di sole sulla goccia verde del cuore. Mi dona il suo profumo, se mi accosto ai petali, o all'alba, quando, nella notte, riempie la stanza del suo respiro odoroso.

15 febbraio 2005

Siamo stati a passeggiare fino al Lagaccio. Ci siamo fermati a fare due parole con il merlo nero dal lungo becco giallo. Io gli ho chiesto: "Dove vai?" Lui mi ha risposto con una bella voce, dai toni bassi, chiarissima: "Vuoi giocare?" Mi è delizioso conversare col pennuto, anche se lui ripete le parole memorizzate, ed io gli ribalto le sue stesse. Poi ho contemplato un mandorlo selvatico, con i rami ricchi di boccioli, più bello di un forziere di gemme di pietre, e ho visto il primo aprirsi a metà, sbocciando i petali bianchi.

Domenica 13 febbraio 2005 ore 5:20

Grazie per avermi svegliato. Mi è venuto incontro il tuo cielo sereno, di un blu Zaffiro indescrivibile che anticipa l'alba, bello da togliere il respiro. Ne ho contate, dopo la splendente stella del mattino, altre 16, che andavano spegnendosi, due sono scivolate dietro il tetto di un palazzo. Tu svolgi il tempo, arrotolato come un tappeto, quanto basta alla nostra misura, giorno per giorno. Nella Tua previdente Misericordia, non ci anticipi gli affanni del domani, spesso conseguenza delle nostre stesse scelte.

13 febbraio 2005

Sono le 7:25. Hai già portato via tutte le stelle, nella vastità dell'azzurro che sfuma agli orizzonti accennando al rosa. Trillano gli uccelli, svolazzando, fra le foglie della pianta sempreverde. Un altro è sceso a correre, fra un palazzo e l'altro, al terzo piano. Si è fatto lussureggiante albero, lucido e carnoso, quello nato da un seme in un palmo di terra. Il Cucù replica il suo verso. Hanno rimesso in piedi la pianta di Yucca, sempre più grande e Maestosa, la camelia è estesa più di due braccia aperte, in un vaso si è allargato il Lauroceraso, la Pervinca, già alta un braccio, in un altro sale; in casa la Kentia si è fatta un piccolo compagno, e la pianta della felicità, fra qualche anno, sfiorerà il soffitto.

Sabato 12 febbraio 2005

Come onde di un mare, bianco e grigio, le nuvole lambiscono il monte e lo superano, spinte dalle nuove che si srotolano. La luce è greve, non riesce a brillare il giorno. In quest'aura da Giudizio Universale, dove tutte le cose nell'ovattato silenzio, sembrano sospese. Questa mattina ti dona il profondo senso dell'attesa. Non canta un uccello, non suona il clacson, non c'è una bava di vento, tutto è immobile, come un quadro del Carrà. Non scende e non sale neanche l'ascensore. Grazie, di questo stupendo dono di percezioni, talmente sottili e totali, il vibrare di ogni emozione, tanto intensamente!

11 febbraio 2005

Stamane il cielo è tutto impastato, di bianco, grigio, ed una punta di blu ombroso. In via Sant'ugo, cespugli sontuosi di dieffenbachia, a vanti al nespolo, prima del pino ubriaco, sulla piazzetta di quartiere. In centro, una fila di ciotole, rotonde, dal diametro di un braccio, di viole viola; tovaglie di ciclamini rosa o bianchi, arginate da siepi di schefflera. Ho visto una signora, dalla testa tutta bianca, con la pelliccia a tre quarti, ferma a parlare con un prete, raro nella abito lungo, nero ed il soprabito, come non se ne vedono più. Tre vecchi amici si sono incontrati sull'autobus, parlando in schietto dialetto. Chi sale, chi scende, è la vita che cammina sui nostri passi.