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Visualizzazione dei post da dicembre, 2020

Cessata è la pioggia

 CESSATA E’  LA PIOGGIA Cessata la pioggia, s’è alzato, il vento, sbattendo e svolazzando,  il tessuto leggero della bandiera, bicolore,  contro il poggiolo.

Un rombo infrange l'aria

 Un rombo infrange l'aria Un rombo infrange l’aria, di lontano. Forse un aereo, in rotta, sopra le  nuvole, o forse un tuono, od una serie ripetuta di tuoni, che quì  rimbomba. Il vento,  sbatte le bandiere, asciugando l’asfalto, ed i poggioli. Ormai le gocce della pioggia, restano appese sol alle ringhiere. In questa luce senza sole, impallidiscono anche i gerani, ingrigiscono le ali verdi, degli abeti, e giallognolo par il fogliame, intorno agli oleandri rosa. E pur dondola,  per la chioma,  la novella pianta del glicine, senza fiori, che s’avanza da un terrazzo.

Una bella burrasca

 Una bella burrasca Stanotte, m’ ha tirato via dal sonno, una bella burrasca, per farmi sentir, la bellezza della sua voice e della sua potenza!. Nello scrosciar dell’acqua, fitta, fitta, a catini rovesciati, a popolar il silenzio! Stamani! Avanti  le sei, ho aperto la finestra, in una luce tutta rosa, che s’allungava, dal marmo del davanzale, a tutta la stanza! Rosa, come tutte le gote, di nuvole, che facevan corteo ad uno splendido arcobaleno. Alto e vasto a semicerchio, dalla collina, traversava, fin  l’orizzonte sul mare,  l’ampia volta del cielo, come un ponte sospeso. Dall’ etereo verde, all’acquamarina, al giallo, limone e cromo, al rosso carminio. D’uno splendor, che fa tacere di muto incantamento, anche gli uccelli, nel lussureggiante fogliame, già svegli. Sol quando va svanendo e la nuvolaglia, appar di grigi macchiata, e di un violaccio cupo che s’affaccia dal ponente, nella luce incolore, riprendon  coraggio a cantar, con lo stupor della gioia,  in cuore, ed a lanciarsi in

Son sgocciolati

 SON  SGOCCIOLATI Sgocciolano,  tutti i miei giorni. Li vedo cadere, e se vanno via,  uno ad uno, come le foglie,  degli alberi in autunno. Una vasca d’acqua di Vita, mi è stata riversata sul capo, e dal Battesimo, sgocciola i suoi giorni, in questo tempo che io guardo e partecipo, in  un corpo robusto e fragile. Ma d’ una volontà tenace, alla  Verità, vivificato dallo Spirito,  nella Luce. Cadono a gocce, dal mio abito di pelle, i miei giorni, in una pozzanghera che s’asciuga al sole, che ne cancella le tracce. Rimane, in  me, il Vero, Colui,  che guardando, ama.

Mi sfugge il tempo

 MI  FUGGE  IL  TEMPO Mi fugge il tempo, fra le dita, come l’acqua della sorgente, che sgorga e passa. Era una settimana fa, era l’altro ieri, era ieri, ma è già oggi, ed ora. Momenti, momenti afferrati, nella  pienezza della presenza, che restano, a ricordare. Un giovane amore, che sognava un altare. Ma ch’era ed altro non poteva essere, ed altro non era, e sarebbe stato, per tutta la vita terrena,  che a senso unico. Perché il “ritorno”, il senso alternato, ha per la terra, il Cielo!

Ultime gocce di maggio

 ULTIME GOCCE  DI  MAGGIO Stamani, il luminoso azzurro, va  stemperando, in spennellate di bianco, in  code di comete, come le ultime tirate di pennello che va asciugando. Va, intiepidendo, opacizzando quasi, anche i brillii, dei raggi solari, sull’erbe che scintillavano pure, in punta, i rami più alti degli alberi. Un principio caldo d’estate, con le tende verdi, tirate sui poggioli, e gli ombrelloni nei giardini, aperti.

Gli spiccioli che va spendendo maggio

  GLI SPICCIOLI CHE VA SPENDENDO MAGGIO,  ALLO SGOCCIOLIO DEI SUOI GIORNI Dalle prim’ore del giorno, da prima che schiarisse il ciel, s’è alzato il vento. Gagliardo, m’ ha svegliato, facendo gemere le tapparelle al balcone. Soffia, talmente forte, da zittire, alle prime note, il canto degli uccelli. Caro il nostro vento, dal nord, che respinge l’umido stagnante, ai tropici. La tramontana che non guarda in faccia nessuno, ed accompagna le nuvole, come una guardia, un clandestino, accompagna al confine, al di là, dell’Appennino.

26 maggio 2009

 26   MAGGIO   2009 S’alza, più forte d’ogni coro a cinguettii, trilli  gorgheggi, che si rimandano dalle fronde corpose d’ un albero all’altro, ai lati della strada, il richiamo della  tortora. Alle sei e trenta, la luce, è già  a giorno pieno, in uno splendido, cristallino, tutto sereno, azzurro  chiaro, a  far  “luce”, al mondo degli uomini.

All'una il cielo

 All'una il cielo All’una il cielo aveva assunto uno straordinario colore, non ancora visto: tutto  pompelmo rosa, leggermente illuminato, come luce accesa del comodino, coperta da una sciarpa di seta. Alle 3, si era aperta una finestra sul blu che stava sopra. Poi l’avanzare delle nubi, prima leggero come  un velo, trasparente, poi velo su velo più compatte, l’hanno chiusa, ed alle sei , ho trovato una pezzatura intera, macchiata di grigio su grigio, che profuma di acqua  appesa.

Ha ripreso a piovere

 Ha ripreso a piovere Alle  6.50, ha   ripreso a piovere, senza rumore. In una trasparenza ineccepibile, quando ancora sulla terrazze sostano le pozzanghere di ieri. Mi ha richiamato l’attenzione, il solo trillo di un uccello, che si è subito chiuso nel suo silenzio. Vivo, in questo tempo, senza sapere  come, una  misteriosa alleanza con la natura tutta, che non so spiegarmi. E’ un’armonia Silenziosa, impalpabile, della quale il trillo del passero si è  fatto portavoce. Come sentissero il mio pensiero ed il mio desiderio di  condivisione col  tutto e mi si facessero  incontro, secondo la propria natura ed espressione. In sempre nuovi e più ampi orizzonti mi si rivela la Vita ! Questa è l’avventura più avventurosa e stuzzicante, che un uomo può intraprendere. Quella più  intrigante. Quella  col fascino di un desiderio protratto, quello che attizza l’uomo per  una donna. Un piacere sottile per buongustai. Di una carezza sfiorata sulle dita, un abbraccio sfuggito. Tutte le altre sulla  te

Ho spalancato la finestra

Ho spalancato la finestra    Ho spalancato  la finestra per far entrare il cielo ! Non piove più. Cerco dentro  me quel nastro, dove ho raccolto la musica della pioggia, ascoltata ieri. Questa notte le stelle non si sono  fatte vedere. Sono rimaste, al caldo, sotto la coperta di una nuvolaglia biancastra. Il  contorno delle  alture è tornato nitido. Le foglie, rinvigorite, sono asciugate, ma l’asfalto, quando è così nero, è ancora tutto bagnato.

Il perché di questo mio tempo

  IL   PERCHE’  DI  QUESTO MIO   TEMPO Mi chiedevo il perché di questo  tempo, perché riverso i miei giorni, come diario vivo, sulla  carta. Questa mattina mi ha sfiorata appena il  pensiero, che  sia la  testimonianza di  me. Che , per qualche ragione, che mi è ignota, devo dare. Chissà,  perché .

Sul far della sera

 SUL FAR DELLA  SERA Nell’azzardo di una spericolata poesia, ascolto. Un’orologio segna le 20. Piove sempre forte, a dirotto. L’acqua ha iniziato a  scorrere per tutta la larghezza della strada. Guardarla, mentre bussa ai vetri, come una manciata di perle, od impregna i  muri esterni dei palazzi. Stasera è  come stare presso   una  cascata. La natura sospira di   refrigerio; aveva tanta sete !

Intorno le tredici

 Intorno le tredici Intorno le  tredici, riverberava la luce del giorno, fattasi   rosa. Alle  17, si respiravano i sudori dell’afa umida. Alle 19, una siepe densa , di nebbia, era calata sulle alture, come sabbia, grigio scuro,bagnata, Il primo tuono Ha riempito d’eco, lo spazio, poi un altro, e la pioggia battente come il velo sul viso di una sposa. Quanto amo, questa voce ! Sui tetti a terrazza, sull’edera che striscia sul terreno, sull’asfalto, sugli ombrelli aperti, sulle  abbondanti chiome arboree , per poi correre per i rami ed i tronchi, e sgocciolare dalle foglie  inzuppate . Se potessi fermare ogni altro  rumore ! O ,selezionarli, per ascoltare solo la voce, della burrasca, nella sua  bellezza arcaica. Degli uccellini, il  cinguettìo, prima è calato, poi si è spento. Stanno accovacciati su un tubo, sotto un poggiolo, con le penne umide. Mi affascinano i temporali, a sorpresa, che si scatenano in scrosci improvvisi, e t’inseguono, mentre corri a  riparo, sotto i  portici.

Martedì 17.5.2005

 MARTEDI    17.  5. 2005  ORE  8 Ha cominciato a piovere. E’ bellissimo. Il finestrino di   righe bagnate, di gocce  appese. Tamburella sulla lamiera del tetto, come una base di musica. I rifrangenti gialli delle moto aerodinamiche si specchiano nelle pozzanghere. Per due gocce, che scendono in città, s’incasinano le strade. Solo il rosso dei semafori pone un limite alle intemperanze, degli automobilisti, senza  regole. Due grandi acacie, intristite dallo smog, hanno messo fuori le foglie gialle. Stan sbocciando le rose in una corona di siepi attorno la statua equestre, al centro di una piazza, fra festoni di viole pansèe azzurre  e  gialle .

Vorrei che tu fossi fiero di me

 VORREI CHE  TU FOSSI  FIERO  DI  ME  (Poesia  d’amore) Vorrei, che tu fossi fiero di me. Che in nessun’altra persona   trovassi o avessi mai trovato, quello che trovi in me. Che l’amore  in te rompesse gli argini, spiegando le ali, per  volare  alto, dove vivono le aquile, dove si posano i primi raggi saettanti di ogni giorno nuovo, lassù in alto, dove la notte accende le stelle.

Domenica 15.5.2005

 DOMENICA    15 . 5  .  2005 Nel dialetto ligure, chiamiamo “maccaìa” questo cielo bianco, quando l’umido ristagna. Eppure, nonostante questo, Le acacie si sono riempite di grappoli bianchi di un intenso profumo che segue  i passi. Splendono tre papaveri rossi accanto alla ginestra che inizia a fiorire. Dei rosai si vede l’abbondanza di rosse rosse e di rose tea, chè già iniziano a sfogliare, sopra un delizioso bocciolo color ciliegia.

Ieri nel pomeriggio

 IERI,   NEL   POMERIGGIO Ero distratta quando ha iniziato a piovere forte. Ho desiderato isolare la sua voce, da tanti altri rumori che salgono dalla strada. Scendeva fitta, fitta, velando le alture come  una nebbia. Inzuppava le foglie, scorreva sulle grondaie, rimbalzava sulle terrazze, si faceva rio al bordo dei marciapiedi. Ho fermato tutto. Ho solo  ascoltato, con le  orecchie ed il cuore. E’ stato magnifico, ma  per  quanti  luoghi ho  conosciuto, la comunione più vera con sorella pioggia, è  in una cucina contadina, affumicata dal fuoco di legna, immersa  nel  silenzio, dei boschi di  castagni. 

DOMENICA   15   MAGGIO   2005   ORE   5

DOMENICA   15   MAGGIO   2005   ORE   5 Mi pongo in ascolto della Tua Presenza. Nei   sussurri del vento che  scosta il lenzuolo bianco, palpita nel primo azzurro, dimenticato dai giorni, la stella del  mattino. Come è bella ! In tanto cielo. E  sola !

14 maggio 2005 ore 11.30

 14   MAGGIO   2005    ORE    11.30   Mi   arriva la voce dei tuoni, che  si  annunciano, da lontano, in avvicinamento. Quella bella voce profonda che ha solo la burrasca;  quando si  abbassa la luce al giorno, ed un brivido ti scorre per la schiena. Alle 12 hai spaccato le nuvole, la pioggia ha preso a scendere, battente,  lucidando l’ardesia nera a davanzale del poggiolo. Vorrei stringermi al cuore il Tuo giorno, allo  stesso  modo, di   una sciarpa tenuta fra le mani dall’amato.  Ma mi scivola  via. Ha smesso di piovere, e gli uccellini hanno ripreso a cinguettare.

Una giornata azzurra

  Oggi, è una  giornata “azzurra”. La  chiamo “azzurra”, quando è il  colore predominante, fra  i  colori, quello  che  dà il  “tono”, al  giorno. Nella  luce, limpida, che  diffonde un  cielo, assolutamente  sereno, senza  punte  di  viola. Che  sbianca, più  chiaro, all’orizzonte, dalla  parte  del  mare. Con  due piccolissimi , tratti  rosati, come  mina  colorata di  matita  sul   lenzuolo. Giugno, ha  appeso  l’ombrello, e l’impermeabile, grigio  scuro, insieme  alla  sciarpa di  seta  ed  al  cappello. In  maniche  di  camicia, stanotte, ha  dato  una  lucidata ai  gerani, che ora  splendono come  brillante, ceralacca  cinese. Ha  soffiato, dentro le  grandi  palle verdi delle  ortensie, facendone  arrossire le  gote  di un  tenero  rosa, adolescente, ai  raggi  del  mattino. Quieto  sta, il fitto  fogliame, con le  sue  corte e  grasse spighette  giallo  pallido, sotto  le  foglie, come  guglie di una  cattedrale di  fronde  e    pinnacoli. Eppur  stremato, dal  battagliar col 

Domenica 3 giugno 2007

  DOMENICA  3  GIUGNO 2007 Fischia e  rumoreggia nel  cuneo  della  vallata, il  vento. Sfarfuglia, e  con  forza, tira  lunghi i  rami, come un  pettine impietoso, stropicciando  ed accartocciando il  fogliame. Così, le  donne, stirano  i   capelli, ricci in  lisci. Trapassa, una  luce  bianca, da un  cielo  compatto, di  madreperla, compatta  e   dura, come  valve, d’ una  conchiglia  striata.

Caro tempo

Caro tempo Pur  incondizionato, caro  tempo, non  mi  sei  ignoto. Tu  sei  stato, da  me, anche  condizionato, dal  mio  sentìre. Quando ti  guardavo e   ti   lasciavo, correre, per  arrivare  a  crescere, rincorrendoti, nei  pigri  giorni della  scuola. Quando ti  fermavo, nei  primi  baci, come l’eternità. Quando  ti  vivevo, con l’orologio, insieme  alla   cose  da  fare. Quando, ti  contavo  i  giorni, aspettando  Natale. Quando  ti  sei  fermato, a  contemplare  con  me, il  miracolo  di  Gioia: una  creatura  nuova  ! E   poi , abbiamo  ripreso a  camminare, da  quel  momento, per  sempre  in  tre : io, tu  e  lei. Quando ho  guardato, un pezzo  compiuto  di  Te, andar  via, altrove  da  qui, insieme  alla   Presenza, di  mio  padre. Oggi, ti  vivo,  rallentato, amico di  tutti  i  miei  giorni, intrecciata  a  te, come la trama  e  l’ordìto, come la  coperta  e  la  lana, come la  luce  ed  il  giorno. Come  avessi  accorciato, e  rallentato i  passi, per  starmi  dietro. Quasi

Quasi che l'autunno

Quasi che l'autunno  Quant’è   bello, il  rumoreggiar del  vento, nel  suo  vocìare oggi, come  d’uso  ad  ottobre! Strappando, qualche  fogliolina  gialla, alla  folta  ramaglia. Al  cielo  plumbeo, son più  lividi gl’intonaci  ai  palazzi: le  finestre, in  file  ordinate, come buchi  neri. Sono  impalliditi, anche i  gerani. Quasi, che  l’autunno  sia, per  ricominciare !

Sala d'aspetto

  SALA   D’ASPETTO Sto  seduta, sola,   in  sala  d’aspetto, alla  stazione. Sto  sola. Ogni  tanto, qua  o là  lampeggia il riverbero  luminoso, delle  ali  lucenti, del  mio  angelo  custode. Sento   “presenze”, intorno, persone  amate e  condivise, che mi  hanno  accolto, nel  tempo  della  prova, per  accogliermi ancora alla  città  della  gioia. Non  ho  paura. Sono  sempre  stata  sola. E’ la   mia  unica  certezza. Ho  camminato  sempre, da  sola, per  le  strade  del  mondo, fra  la  gente. Non  mi  son mai  tirata indietro, per  gli  affari  miei. Ho  sempre  fatto, fino in  fondo, quello  che  c’era  da  fare, anche  a  mio  scapìto. A  volte, mi  alzo e  vado  ad  affacciarmi alla  porta, che  dà  sui  binari, dove  passa il  treno. E’ necessario , per  me, che  passi. Con la pesantezza  della  materia, non  s’entra, nella  leggerezza e  nella  soavità dell’eterno. Sono    leggera. Non  ho  bagagli. Dove  vado, non   servono, abiti di  ricambio. Non borsa, non  pettine. Non

Quello spensierato azzurro

 Quello spensierato azzurro Quello  spensierato azzurro, con una  punta  di  viola, che si  legge  solo, nei   cieli di  Liguria. Splendono i  vetri, ribattendo i  raggi, e  ridono  scherzosi, gl’intonaci  ai  palazzi. Brilla  sgargiante, nei  petali, il  rosso, fucsia, rosa. Allegro, fra  le  copiose  fronde  verdi, il vento  sbarazzino, struscia. Una  rondinella, sfreccia, appena  sopra il  comignolo, come una  freccia.

S'è annunciato nei suoi passi giugno

S'è annunciato nei suoi passi giugno Con  due  forti  tuoni, intorno  le  cinque, alla  porta  del  cielo, s’ è  annunciato, nei  suoi  passi,  giugno. Su una  bellissima  giornata di  pioggia, s’è  fatto  giorno. Battente, sui  laghetti delle  pozzanghere,   che  straripano, senza  asciugare. Battente, sui  marmi  bianchi dei  poggioli. Brilla, lucida, fogliame  sopra  fogliame, ogni  foglia, con la  sua  goccia  d’acqua, fa  luce. Rarefatto, in un  fumo d’umido, smacchiato, il  versante della  collina.

Dei mesi la fanciulla

 Dei mesi la fanciulla  Caro    maggio, dei  mesi sei  la  fanciulla, gioiosa, e  più  ridente di  fiori, del  calendario. Hai  sbocciato  le  calle, come  colli  di  cigno; dal   serto  di  rose, sui  capelli imbionditi  di  grano, al  corpetto  di  papaveri, all’ampi  gonna  d’  oleandri, sull’  orlo  intrecciato dei  gerani. Raggiante di  sole, ed  a  fitte gocce  di  luce, imbrillantate, sulla  ricca  veste, tal  lacrime di  pioggia, ricamate. Dalla  coppa delle   mani  piene, ti  sfuggono  nespole, albicocche  e  ciliegie. La  tua  carrozza, è  in  attesa, al  binario, il  capotreno, Aprile, col  cappello in  testa. Sul  vagone si  legge  il  cartello, della prossima  destinazione. La  porta, sopra i  due  scalini, è  già  aperta. Senza  farti  sentire, sei  venuto, per   fiorire, e  maturare i  tuoi  frutti, di  stagione, ed oggi, te  ne  vai, senza  rumore, come la  vita  di un  uomo.

Martedi 29 maggio 2007

 MARTEDI  29  MAGGIO  2007 Dal  sonno, alle  due, mi  hai  ritornato, allo  stato, di coscienza  vigile. E, nel  bel  silenzio, mi son posta in ascolto, dello  sgocciolìo, giù, per il  pluviale.

Da ore piove fitto

Da ore piove fitto Da  ore, piove  fitto, stridendo le  gomme sull’asfalto  bagnato. Continuano, a  passare, ininterrottamente, come un’infinita  processione, i  piumoni  grigio  scuro, che  salgono ad  est. Gl’indumenti, arrotolati  dal  vento, sulle  corde, che non  son  stati  ritirati, sono  ribagnati. Leggermente  chinati, al  peso  della  pioggia, guardano in  basso, i  rami  fioriti dell’oleandro. E’   comunque, una  bellissima  giornata, dai  lunghi  capelli, dai  riflessi  argentei, dalla  lunga  veste , di  seta  grigia. Inghirlandata, da collane  di  gocce  appese, scintillati  di  luce, alle  ringhiere.

La gioia

La gioia Non   si  vive  la  gioia, perché  si  vuole. Invano  la  cercano gli  uomini, nella  presunzione, allontanandosi, dalle  vie  del  Signore. Invano  la  cercano, nei  loro  sollazzi. Né  ti  risponde, se  la  chiami, da  lontano. Né  si  lascia, trasmettere, da  uomo  ad uomo. Non c’è  da  scalare, nemmeno un  tetto, per  arrivare, alla  gioia. La  gioia, è  come  la  luce. E’  sua  espressione. E’  suo  attributo, inseparabile. Come  il  respiro, alla  persona. Non è  gestibile, e non  ha  misure.

La tovaglia del cielo

 La tovaglia del cielo E’ un  bel  grigiotto, alle  sei, la  tovaglia  del  cielo. Tutto  biancognolo, con la  nuvolaglia, grigio  scuro, che, scorrendo  sotto, a  nord est, lo  rabbuia. Corre, il  vento, dal copioso, ammantellato  verde dei  rami, ad  avvolgere, alle  corde, le  tovaglie  stese, da  ieri  sera. Un  anziano, passa, per  la  strada di sopra, tirando il  cane, al guinzaglio. Un  clacson di  bus, chiede  il  passo, alle  auto  posteggiate, in  doppia  fila. Quant’è  bello, aver  davanti, un  altro  giorno, tutto  nuovo, da  vivere ! Le  vie  del  bene, son  tutte  aperte, davanti a  me  !

Si è fatto vento

 Si è fatto vento Si è  fatto  vento. Col   cigolar  della  serranda, smuove, nei  ciuffi  l’erba abbarbicata  ai  muri. Come una  ramazza, piega e  spazza, le  diverse  misure  d’erbe, sotto  gli  alberi. Anche l’edera, parassita  al tronco, si  scosta, un  attimo, a  prender  fiato. Sbatte, nelle  fronde, piega e  rovescia, il  fogliame. In  breve, tutto  tace. Asciutto  l’asfalto, asciutte e  ben  stirate, sui  rami  le  foglie. L’aria  sa  d’  umido, ristagnante, come una  cantina, cieca. Prova, intorno  le  12, a  bucare il  sole, ma  non  passa, dal  grigio  spessore.