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Visualizzazione dei post da novembre, 2020

La curva tesa dell'arco e la freccia

  La curva tesa dell'arco e la freccia Sto tesa,  come la curva tesa  dell'arco,  prima di scoccare  la freccia.  Sto tesa,  come diritti  puntano, i cipressi odorosi, il cielo.  In alto  miro  là dove sta  il nido della rondine, in vetta al campanile.  In attento ascolto  dei rintocchi  della campana della chiesa  a batter l’ore, sprigionando l’eco.  Così io,  dal battere del cuor sprigiono,  per puro amore,  invisibili armonie,  che si fanno parole,  che si fanno poesie.

Verso la fine di maggio

  VERSO LA FINE DI MAGGIO Un’alta  lussureggiante, sponda di verdi, quali un’ond’ anomala, che investe un veliero, e lo sormonta, fra i flutti del mare, tal appaion gli alberi. Con una manciata di nuvolette fatte a carrarmato di suola d’una scarpa, che vanno assorbendosi, nel limpido cristallo azzurrino. Che s’allungan,  tendendo le braccia a sfiorar dei palazzi, l’esterne pareti. Al borbottar della caffettiera, che monta e poi scivola, dal sbuffar nel silenzio, fa eco il cinguettìo, degli uccelli assonnati. Iniziano ad aprirsi, or ora, l’ultima settimana di maggio, che sta per andar via, in singoli boccioli od a grappoli, i fiori, nella possente chioma,  dell’ oleandro rosa.

Da una panchina

  DA  UNA  PANCHINA Da una panchina, guardo, e respiro la Grazia, che vibra nel creato! Sorride maggio. Due colombi, all’ombra, sul prato, becchettano briciole. Dieci tronchi scheggiati di palma, da un’unica radice, s’ allargano, nei verdi ventagli aperti, coprendo un  terzo,  della lunga aiuola. Poche corolle di margherite, s’aprono, sull’erba appena tagliata. Un  gran svolazzar d’ali d’uccelli! Colombi dal collo cangiante, al modesto grigio delle tortore, al nero merlo dal becco giallo. Ai piccoli,  nuovi nati, dalle variegate penne, bianche , e marron rosse, che volano raso, alle caviglie, poi sfrecciano ad un palmo, da terra, per tornare al nido, nascosto fra le fronde degli alberi. Il pitosforo,  appena sfiorito, sta sfrondando le foglie gialle, arrotondate, che cadono sul, sul morbido tappeto, sulle panchine, e sul  selciato. Le grosse rose, che colorano i rosai,  già sfatte, annunciano un’altra stagione. Ormai rari, appaiono, i  grappoli di glicine, nel fogliame giallino. Stupen

L'alba

  L’ ALBA Un pigolar brioso, di passerotti, invoca  la  luce, già ai primi bagliori dell’alba. E la luce, viene, accendendo, maestosa tutta la volta del cielo. I lampioni al neon ed arancio, diventano, al Suo confronto, man  mano  avanza, luci di candele. Oh!, qual  miracolo, Vieni, ogni mattino, a dar vita alla Vita!

Sol cinguettar (20.5.2009)

  SOL  CINGUETTAR (20.5.2009) Sol trilli, fischi, gorgheggi! Stamani,  tace, la tortora, in amore. Mentre sale la luce, accendendo il buio, che disegnava dell’albero i contorni, al fogliame, in ombre. Quel  luminoso turchese, che sorge dal blu, sbiadisce in uno smalto, splendido d’azzurro. Anche, quell’angolo, a picco sul mar, che parea rosseggiar, s’adegua, e  stempera, in un’unica, brillante, volta.

19 maggio 2009

  19    MAGGIO   2009 Oh! La tortora, non ha ancor trovato, il suo compagno! E’ la   prima voce ch’odo, nello splendido azzurro, limpidissimo. Volan  alti, i gabbiani, da parer virgole che si rincorron, al posto delle nuvole. Prima  uno, poi due, poi nove, in pattuglia, a larghi giri. Sfreccian  velocissimi, da un lato all’altro, di tutto il cielo che vedo. Con la sua maestosa veste di strati su strati, sontuosa di verde, il  tronco coi  grossi rami, in grigio, va  sostener  la braccia, come grand’ ali d’aquila alla stupenda ramaglia, che sta  a guardare!

Domenica di maggio

DOMENICA  DI  MAGGIO D’un luminoso, azzurro blu, splende, questa mattina, il cielo! Con la nube d’una virgola che pare un punto, interrogativo, che va  svanendo, alla luce, sempre più intensa. Lunga vita ha la rosa rossa di maggio, che sta nel vaso di cristallo. Da bocciolo, stenta, ad aprirsi nei pelati di velluto scuro. Non ha fretta. Va lentamente, come trascorre la vita, nelle sue storie, nel e sotto il Cielo.

Quindici maggio

  QUINDICI  MAGGIO Sol ieri, s’è staccata, nell’invisibile  piovigginar, letto nelle pozzanghere, e nell’asfalto bagnato, nel lucido della chioma verde, la prima foglia gialla. E giusto la notte, del quindici maggio, s’è alzato, il vento, dopo giorni e giorni,  di silenzio. Soffiando e frusciando, urtando ed intrecciando, i rami, l’un l’altro. Infilandosi nel corridoio fra gli alti  palazzi, dove s’ergono i grossi allori, che gli fan d’ostacolo,  fra la fascia di sotto, dove s’alza il muraglione a  sostener  quello di sopra. Dai primi albori, fra sonno e veglia, ho udito, il coro degli uccelli, alternandosi, cantando allegri inni, alla  vita bella! Altri,  s’alzan a volar in alto, appena sotto le nuvole, planando in larghi giri,  per poi risalire, nell’azzurro, che accendendosi di luce, sgombra  ed assorbe ogni chiazza di nube. Tant’è folto, di strato in strato, lo  spesso fogliame , da celar lo sguardo, ai rossi accesi,  dei gerani, appesi alla ringhiera, e persin l’ombra, che stazza,

Il terzo giorno dal primo

  IL  TERZO  GIORNO DAL PRIMO Tendo l’udito. Par uno sciacquìo, d’acqua, al di là delle tapparelle chiuse. Infatti piove, a dissetar le piante. Batte e rimbalza, goccia, goccia, su ogni foglia, facendo lentamente dondolar  i rami, qual leggera altalena, senza vento. Lucidi i poggioli,  lucido l’asfalto, lucide le terrazze ai tetti. Lancia ad intervalli lunghi, il suo richiamo. la  tortora, al ciel pallido e grigio. Scivola ronfando il bus, caricando alla fermata, le corolle colorate degli ombrelli, aperti. Pur sul rubino dei gerani, e sul ciuffo di campanelle rosse, dal cuor giallo, all’angolo del balcone, (che van scendendo, appoggiandosi  alla parete, come edera), par s’allunghi, una tonalità d’ombra. Quant’è bello! Anche  gli abeti, ed il cespuglio di  lavanda, s’ombreggian d’un grigio azzurrino! Sol una spruzzata,  d’argento fuso. Sostan le gocce, con grazia, a catturar raggi di luce, ai poggiamani delle ringhiere. Pochi uccelli, sbatton l’ali, volando alti, sopra gli abeti. Gli al

È bello rimanere soli

  E’  BELLO   RIMANERE   SOLI E’ bello rimanere soli, quando tutti se ne vanno. Passato e presente. E’ bello rimanere soli, quando tutti se ne vanno. E puoi essere finalmente  Solo e libero, senza sguardi indiscreti e futili domande, a guardar la poesia  della notte fredda. Appoggiata ai vetri del balcone nella stanza buia.

Venerdì 9 ottobre

  VENERDÌ 9 OTTOBRE Iniziava appena a schiarir il marmo  del davanzale, la  prima luce, che avanzava timida, bussando,  quasi che fosse in anticipo,  a chieder scusa!

Giovedì d'Ottobre

GIOVEDI’   D’OTTOBRE Era curioso, il cielo, ieri. D’un azzurro, soffuso  di  rosa,  che vi veleggiava accanto ed un rettangolo d’intenso blu, come una tavoletta di spessore, al cioccolato.  Intorno al sommo della collina, era un lampeggiare di lampi, che si distendevano l’un sull’altro, come una trottola,  che continuava a girare. Fino allo scroscio, inaspettato, improvviso, potente, come il fragor d’una cascata, che ha rotto la falla  nella diga. Ha piovuto forte, scuotendo i rami, per staccarci, più zecchini che poteva, sentendo il falso dell’oro che si sbriciolava  fra i denti della burrasca.